A svelare gli intrecci tra l’imprenditore e la mafia un pizzino trovato dalla Polizia nel covo dove nel 2007 furono arrestati i boss palermitani Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Un pizzino con un mittente preciso Matteo Messina Denaro, oggetto i lavori in corso all’aeroporto di Palermo, Tarantolo ne aveva preso una fetta, nel “pizzino” si fa cenno al pizzo da pagare, ma ancora una volta le indagini hanno messo in evidenza che la mafia spesso non ha bisogno di ricorrere a sistemi pesanti per costringere gli imprenditori a pagare, spesso, come sarebbe avvenuto anche in questo caso, i soldi del pizzo non sono altro che il pagamento di una “quota associativa”, la quota associativa per usufruire dei servizi di Cosa nostra che non solo sarebbe servita a conquistarsi l’aggiudicazione di appalti ma anche a garantirsi la protezione come quando l’imprenditore subì un furto e Matteo Messina Denaro mise in moto la macchina della ricerca dei responsabili. Vito Tarantolo per i magistrati della Procura antimafia di Palermo è un imprenditore in contatto con i diversi capisaldi dell’organizzazione mafiosa trapanese e palermitana, da Francesco Pace, capo mafia trapanese succeduto a Virga, a Matteo Messina Denaro sino ai Lo Piccolo, di lui hanno parlato diversi collaboratori di giustizia, tra questi Angelo Siino, il ministro dei lavori pubblici di Riina, Tullio Cannella, Vincenzo Sinacori, braccio destro di Messina Denaro, Francesco Milazzo, pentiti che sono risultati perfettamente a conoscenza del controllo di Tarantolo su diverse società imprenditoriali, imprese che nell’ultimo periodo gli avrebbero permesso di controllare oltre nell’arco di dieci anni a partire dai primi anni del 2000 oltre 50 milioni di euro di appalti, oltre a una tranche dei lavori di sistemazione dell’aeroporto di Palermo, lavori per oltre 2 milioni e mezzo di euro serviti a fareb la recinzione aeroportuale, la costruzione di un ponte a Mazara del Vallo, speculazioni edilizie nel trapanese.
All’imprenditore Tarantolo sono stati sequestrati 82 beni immobili, 33 beni mobili (autovetture, furgoni, mezzi meccanici) registrati,tre società/imprese (capitali sociali e pertinenti complessi aziendali), 18 quote societarie, 37 tra conti correnti e rapporti bancari, per circa 25 milioni di euro.
Questo l’elenco diffuso dalla Questura:
– CO.GE.TA s.r.l.
– SOC. CONSORTILE COGECO SOC. COOP. a.r.l.
– DITTA INDIVIDUALE TARANTOLO VITO
Quote sociali :
– TARANTOLO Vito & C srl: quote intestate a TARANTOLO Vito
– ELIMI COSTRUZIONI s.r.l.: quote di TARANTOLO Manuela, Sortino Ferdinando, Milano Lorenzo
– I.P.A.C. DI GENTILE G. & C. s.a.s.: quote intestate a TARANTOLO Vito, Germana e Manuela
– MARCONI s.r.l.: quote intestate a TARANTOLO Vito & C. srl, TARANTOLO Germana e Vito
– MONTE SAN GIULIANO s.r.l.: quote intestate a TARANTOLE Germana e Manuela
– PORTO SAN FRANCESCO s.r.l. : quote intestate a TARANTOLO Vito
– SAN FRANCESCO s.r.l.: quote intestate a TARANTOLO Vito
– GAV COSTRUZIONI s.r.l.: quote intestate a TARANTOLO Vito
– IMEDIL s.r.l. : quote intestate a TARANTOLO Manuela
Sospensione degli organi amministrativi, per il periodo di sei mesi, delle seguenti società, disponendone l’amministrazione giudiziaria:
– TARANTOLO Vito & C srl
– ELIMI COSTRUZIONI S.r.l.